Diventare fotografo: Alessandro Martellotta - paolosartorio.com

    Diventare fotografo: Alessandro Martellotta

    Alessandro Martellotta aveva un lavoro a tempo pieno. La sua passione per la fotografia però lo ha portato a fare una scelta.

    Paolo Sartorio
    diventare fotografo
    Diventare fotografo – Alessandro Martellotta

    Diventare fotografo professionista, trasformando la propria passione in un lavoro. Questo è il sogno che ha perseguito Alessandro Martellotta e che lo ha portato ad investire tempo e risorse in questa rincorsa alla realizzazione personale e professionale.
    Sicuramente non è semplice riuscire a coniugare un’attività a tempo pieno con la nascita di quello che potrebbe rappresentare il tuo domani. Ma Alessandro non è certo un tipo che si dà per vinto e ora, dopo anni di corse contro il tempo, è riuscito a dare una prima svolta alla sua vita verso questa direzione.
    Scopriamo come ha fatto.

    D. Ciao Alessandro, prima di tutto ti ringrazio per aver accettato di dedicarmi un po’ del tuo tempo.
    R. Ciao Paolo! Grazie a te per l’invito. La fotografia è un argomento di cui amo sempre parlare!

    D. Raccontaci qualcosa di te; chi sei e cosa fai nella vita.

    R. Ho 44 anni, una moglie e 2 bambini stupendi, ho sempre vissuto in brianza e mi sono sempre occupato di informatica, finchè…. non mi sono letteralmente innamorato della fotografia!

    D. Hai sempre avuto la passione per la fotografia oppure è qualcosa che è arrivata col tempo?

    R. No, ho sempre scattato come quasi tutti per “utilità”, da ragazzo con piccole compatte a pellicola, e negli ultimi anni col cellulare. Circa 6 anni fa mi è scattata la vera passione, quando ho adoperato per la prima volta una reflex e ne ho scoperto le capacità espressive che andavano ben oltre la “foto ricordo”. Quello però è stato un primo passo di un percorso estremamente complesso ed affascinante. Il secondo passo infatti ha riguardato su quale genere avrei voluto concentrarmi. Dire “fotografia” è come dire “sport”, si decide di farlo, poi c’è chi corre, chi nuota… nella fotografia è lo stesso, ci sono tanti generi, molto diversi l’uno dall’altro. Ciascuno di noi interpreta a modo suo una frase famosa di H.C.Bresson: “fotografare è catturare l’attimo unico ed irripetibile”. Per qualcuno questo attimo è un paesaggio illuminato in un modo speciale, o un’espressione di un viso, oppure un gesto atletico. Non ci ho messo molto a capire che avrei voluto fotografare le persone, nel maggior numero di ambiti possibile.

    D. C’è stato un evento scatenante che ti ha fatto dire “voglio fare di questa passione un lavoro”?

    R. Dopo i primi anni di “intensa passione” mi sono reso conto che fotografare per hobby non mi bastava più. Dopo anni di ricerca e di tentativi (con la musica, lo sport, l’arte, ecc…) avevo finalmente trovato il mezzo attraverso il quale riuscivo ad esprimermi al meglio e non accettavo di relegarlo a qualche ora dopo il lavoro o nel weekend. Volevo di più, volevo che fosse una componente preponderante della mia vita e della mia giornata. E non è stato così difficile: è bastato mettere tutta la passione e l’energia che mi dava la fotografia ed unirla con la professionalità e la logica “progettuale” sviluppata in molti anni di lavoro in azienda.

    D. Quali difficoltà – burocratiche ed organizzative – ci si trova ad affrontare quando si vive una situazione ibrida, fatta da un lavoro a tempo pieno ed uno part-time?

    R. Inizialmente la mia giornata si componeva di un lavoro a tempo pieno e di uno part time, più la famiglia alla quale mi sono sempre ripromesso di dedicare il giusto tempo. Praticamente mi dovevo organizzare ogni minuto, e talvolta bastava un passaggio a livello per sballarmi il programma della giornata!
    Ora che ho ridotto le ore del lavoro in ufficio tutto è più semplice, e posso dedicarmi di più sia alle attività fotografiche di tipo professionale, sia di progetti personali creativi che purtroppo avevo dovuto temporaneamente accantonare.

    D. Come si possono acquisire nuovi clienti nell’ambito della fotografia? Quanto conta la presenza digitale per pubblicizzare la propria attività? Che relazione hai con la rete e con i social?

    R. La presenza digitale è più che fondamentale. Il 99% dei miei clienti arrivano tramite passaparola, o diretto (amici di amici) o indiretto attraverso i social, ed in entrambi i casi la qualità del portfolio online ed il peso della presenza social vengono adoperati, piaccia o no, spesso come metro di valutazione nella scelta del professionista.

    D. Con Instagram sono davvero “tutti fotografi”?

    R. Con Instagram siamo tutti “instagrammer”, che è una cosa un po’ diversa dall’essere fotografo. Sono figure differenti che fanno un uso differente dell’immagine. Su instagram è tutto più immediato, arricchito da filtri, tag, ecc. ed è una cosa che ritengo positiva, ha creato una nuova forma di comunicazione e condivisione. La fotografia però è un’altra cosa…..

    D. Dacci delle percentuali. In un fotografo quanto conta l’attrezzatura e quanto la creatività?

    R. Attrezzatura/tecnica e creatività sono due elementi che, come ingredienti di una ricetta, vanno dosati a seconda del tipo di risultato che si vuole ottenere. Ci sono due motivi fondamentali per cui si fotografa: raccontare e/o documentare. Nel primo caso si ha la massima liberà espressiva e di reinterpretazione della realtà nel modo più creativo e soggettivo possibile, vale tutto, dalla composizione alternativa, all’esposizione volutamente imprecisa, ad effetti visivi fantasiosi. Quando invece si fotografa per documentare (un evento, un prodotto…) lo spazio per la creatività è minimo ed è opportuno affidarsi alla tecnologia per ottenere una rappresentazione quanto più obiettiva possibile della realtà. Un esempio semplice ed efficace? Il bianco e nero! Fantastico per evidenziare il raggio di sole che attraversa lo sguardo sognante dei due sposi, ovviamente vietatissimo in un catalogo di prodotti o in una sfilata di moda…..
    Ma tu mi hai chiesto delle percentuali! Diciamo 80-20, da ribaltare a seconda dei casi.

    D. Analizzi i tuoi competitor? Oppure guardi solo a te stesso e ti lasci trasportare dalla passione?

    R. Assolutamente si, guardare le opere degli altri, collaborare con loro ed entrare in contatto col loro modo di lavorare, confrontarsi sul mercato, sono tutte cose che arricchiscono sempre tutte le parti. Può sembrare un mondo in cui tra i professionisti c’è competizione, ed in parte è vero, ma la ricchezza che arriva dal confronto vale più di qualsiasi  “rischio”. Poi nel mio caso ho la fortuna di collaborare con fotografi nella mia condizione, quindi per i quali la passione è ancora una componente preponderante, e la voglia di collaborare, di imparare reciprocamente e di divertirsi non manca mai!

    D. C’è stato nella tua vita un libro che ha segnato la tua crescita personale o professionale grazie ai valori che ha saputo trasmetterti?

    R. Molti! Da “la camera chiara” di Barthes, che invita a riflettere sulla figura dello spettatore come elemento, oltre al soggetto ed al fotografo, del gesto fotografico, ai libri di Oliviero Toscani (che nei miei corsi suggerisco sempre di comprare, guardare ma non leggere…) a “A different vision of fashion photography” di Peter Lindberg, in assoluto uno dei miei fotografi preferiti, a “Vogue” (si, proprio la rivista!), che compro quasi ogni mese e che contiene (anche solo nelle pubblicità) dei veri capolavori di ritratistica e di fotografia di moda, a “Street Photography e Immagine poetica” di Alex e Rebecca Webb, che contiene una frase che mi è rimasta fortemente impressa: “Col passare degli anni ho capito che le mie immagini sono molto più sagge di me. A volte ci metto mesi, addirittura anni, a capire quello che stanno cercando di dirmi”
    Ed oltre ai libri ricordo come fonte di grandissima ispirazione un paio di corsi a cui ho partecipato il cui docente era un filosofo oltre che un fotografo, e mi ha trasmesso un grande insegnamento sulle regole e sulla necessità di conoscerle anche per essere in grado di violarle consapevolmente: “quando si ha una idea chiara del proprio fare fotografia … vale tutto!”

    D. Ti ringrazio davvero molto per aver raccontato qualcosa di te e per aver fornito questi spunti a chi, come te, sogna di fare della fotografia – e più in generale – della propria passione un lavoro. Ti faccio un’ultima domanda: quale macchina fotografica suggeriresti a chi vorrebbe iniziare a prendere un po’ più sul serio la sua passione per la fotografia?

    R. Sicuramente la Canon EOS 1300D.

    Continua a seguire Alessandro Martellotta sul suo sito web.

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