Non hai scuse - paolosartorio.com

    Non hai scuse

    Paolo Sartorio
    Nell’infinito elenco dei leitmotiv della mia esperienza professionale e umana, sicuramente una menzione d’onore è da attribuire alla frase “Tanto non cambia niente”.

    Questa espressione più che un modo di dire è una fastidiosa cantilena recitata da chi sente la necessità di frapporre una scusa tra le sue azioni e suoi insuccessi.

    In passato la usavo anche io, poi ho smesso.

    Sicuramente l’hai usata anche tu. O forse la usi ancora, tutti i giorni.

    Bè, ti dò una notizia: se non cambia niente la colpa è sempre solo ed esclusivamente tua.

    Appellarsi alle scuse più svariate è la conseguenza di un meccanismo di difesa del cervello umano, che per proteggersi dagli “attacchi” tende a portare le tue idee verso una convinzione più accondiscendente verso te stesso e verso la tua coscienza.

    Il fatto che “tanto non cambierà mai niente” ti mette nella condizione di credere che non hai la possibilità di controllare il tuo futuro, il tuo successo, la tua vita. Ma non è così. Affatto.

    Fai un po’ di autoanalisi (e di autocritica soprattutto).

    Cosa hai fatto concretamente per cambiare la tua situazione attuale, se questa ti crea malumore?

    Il tuo ristorante perde clienti? Quante volte hai cambiato menù, tovaglie, insegna? Quali novità hai introdotto nel tuo servizio? Quand’è stata l’ultima volta che hai analizzato la tua clientela in modo critico, domandandoti come questa stesse evolvendo negli anni, ragionando su come acquisire potenziali nuovi clienti? Hai inserito la tua attività sulle mappe di Google (Se non sai come fare segui la mia guida)?

    Sei seduto passivamente in ufficio attendendo la pensione (che probabilmente non avrai mai), ma ancora non hai compiuto 40 anni? Altra notizia: la manna non pioverà dal cielo. Di sicuro non prenderà la forma di un capo che, passando di li per caso, ti batte sulla spalla dicendoti “Lei è promosso”.

    La tua azienda non vende più come un tempo? Scommetto che hai anche cercato su Google e hai trovato una concorrenza agguerrita, che pur vendendo lo stesso prodotto (magari con meno qualità e a prezzo più caro) deve cacciare i clienti perché non riesce a gestirli tutti quanti.

    Difficile competere con quei bei siti moderni e consultabili coi cellulari, quando tu ti presenti con quella “cosa” che Pagine Gialle ti ha convinto a fare qualche anno fa e che non sai nemmeno bene che cosa sia.

    Difficile che i giovani entrino nella nostra pizzeria, con l’insegna luminosa (con dei neon bruciati) che dice “Pizza”, quando quella dall’altra parte della strada ha un bell’ingresso, con un pannello di legno rustico su cui è stato stampato un marchio moderno accompagnato da un nome cool scritto con un carattere “vintage” e ricercato.

    Devi muoverti. Devi smettere di rimandare. Smettere di procrastinare.

    Devi fare autocritica e trovare le ragioni della tua immobilità.

    Oggi il mondo è pieno di opportunità, ma desolatamente deserto se non sei in grado di coglierle.

    E il primo step per cogliere queste opportunità è lavorare su te stesso, facendo sana, costruttiva analisi su ciò che non va.

    Un consiglio pratico. Prova a vedere la tua azienda, il tuo negozio, il tuo ruolo in azienda con gli occhi di un partner, di un cliente, di un capo.

    E fatti una domanda:

    “Perché dovrei continuare a entrare in quel negozio?”

    “Perché dovrei continuare a collaborare con quell’azienda?”

    “Perché non dovrei licenziare quel dipendente?”

    Se non trovi risposte, la situazione è difficile. Ma tranquillo, non irrecuperabile.

    Se trovi anche una sola risposta, complimenti: hai fatto il primo passo per scoprire il tuo valore più unico, che sarà quello su cui dovrai maggiormente lavorare.

    Quelli bravi la chiamano “unique selling proposition”. Io che sono più terra a terra e non voglio certo annoiarti con termini inglesi che non devono necessariamente occupare spazio nella tua memoria, la chiamo “talento”.

    Continueremo assieme questo percorso alla scoperta dei tuoi talenti. Li valorizzeremo. Li faremo conoscere a quante più persone possibili. Li useremo per generare ricchezza (ricordati: non soltanto in senso “economico”).

    Ricordo una bellissima frase attorno alla quale ruotava il film “Bronx” (un film che dev’essere visto, almeno una volta nella vita), di – e con – Robert De Niro:

    “Non c’è peggior cosa del talento sprecato”.
    Riflettici su.

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