Saper vendere tutto, anche la merda. - paolosartorio.com

    Saper vendere tutto, anche la merda.

    Federico Lodolini ci racconta come è riuscito a rendere appetibile e "cool" un prodotto come il letame.

    Paolo Sartorio
    Federico Lodolini
    Federico Lodolini – Real Shit

    Saper vendere è un’arte che non è comune a tutti, ma che si può affinare e sulla quale puoi lavorare a tal punto da raggiungere risultati stupefacenti.
    Prova a pensare quando si dice “quello sa vendere la merda”. In genere è un modo di dire che ha un’accezione positiva, denotando innate capacità nel vendere, nel concludere affari.
    Federico Lodolini deve averla presa sul serio, ed ha deciso di vendere la merda per davvero.
    Cerchiamo di capire in che senso.

    D. Federico grazie per aver accettato di rispondere a questa intervista. Raccontaci brevemente chi sei.

    R. Ciao Paolo, grazie a te per questa intervista. Mi chiamo Federico Lodolini, ho 35 anni e oltre a vendere cacca, lavoro come consulente di comunicazione e brand strategist. Dopo diversi anni trascorsi a lavorare in agenzie di pubblicità, prima in Italia e poi a Londra, ho deciso di mettermi in proprio e di concentrare le mie energie e il mio tempo su brand e progetti che mi piacciono.

    D. Sul tuo sito racconti che un giorno di sei svegliato ed hai realizzato che la tua vita era una merda. “Abiti in un appartamento di merda, nel quartiere più merdoso di una città di merda”. Era davvero così?

    R. Il racconto che trovi sul sito è un mix di finzione narrativa e realtà. Il progetto “Real Shit” è nato nel periodo in cui mi ero appena trasferito dalla mia casa in collina in provincia di Ancona, ad un piccolo appartamento condiviso a Roma, in un palazzone che si affaccia su Via Cristoforo Colombo. Non proprio la zona più tranquilla e verde della città! Diciamo che ho deciso di esorcizzare la mia nostalgia per la campagna, creando un brand che veicolasse proprio i valori e le esperienze di cui sentivo la mancanza. Ed ecco la storia del letame.

    D. E quindi una mattina hai avuto l’illuminazione. Come ti è venuta l’idea di Real Shit?

    R. Il letame è un prodotto molto affascinante, magico. Nel letame è contenuta la storia della vita e della morte, è scarto ma allo stesso tempo risorsa, può profumare o puzzare, a seconda dei punti di vista. Mi sembrava una storia che valeva la pena raccontare, soprattutto in considerazione del fatto che se non vivi in campagna, è molto probabile che tu non conosca il valore di questo prezioso prodotto.

    D. Dall’avere avuto l’idea al metterla in pratica concretamente, quanto tempo è passato? Come ti sei mosso concretamente?

    R. L’idea è stata sviluppata insieme a due amici e colleghi: Alan Dindo e Riccardo Mercati. Il primo passo è stato sintetizzare la nostra intuizione in un manifesto valoriale, che sarebbe diventato poi la nostra bussola di riferimento per qualsiasi scelta, dalla comunicazione alla ricerca della materia prima. Il secondo passo è stato creare un prototipo che abbiamo successivamente utilizzato per testare il prodotto in un mock-up test. Dopo aver verificato la validità dell’idea e registrato il brand, ci siamo mossi per creare un prodotto vendibile a tutti gli effetti, e ti assicuro che trattandosi di letame, questa fase non è stata affatto semplice.

    D. Dal nome dell’azienda, al logo, al sito web, il tuo progetto denota una certa cura estetica. Insomma, hai reso bella la merda. Ti sei occupato in prima persona di questi aspetti o hai coinvolto dei professionisti?

    R. Noi tre founder ci siamo occupati personalmente del concept, dello sviluppo del design prodotto e della comunicazione in tutte le sue forme.

    D. Trovo che Real Shit sia una metafora eccezionale del concetto più estremizzato di “marketing”. Hai preso la cosa più schifosa esistente in natura e l’hai resa talmente cool che quasi viene voglia di comprarsi una lattina di merda, solo per metterla su una mensola o sulla scrivania dell’ufficio. Non trovi anche tu?

    R. Il letame maturo è il più antico fertilizzante biologico nella storia dell’agricoltura, “l’oro nero del contadino”. Non ci siamo inventati nulla di nuovo. Abbiamo solo raccontato la storia del letame ad un pubblico che fino a quel momento la ignorava.

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    D. Il modo in cui ho scoperto Real Shit è stato quantomeno particolare. Durante la trasmissione radiofonica Albertino Everyday su Radio Deejay, ogni giorno i conduttori del programma “regalano” un divertente spot radio improvvisato agli ascoltatori che – mandando un messaggio – chiedono che la loro attività venga pubblicizzata. Questo denota che i modi per farsi pubblicità sono tantissimi e alle volte sfuggono dalle dinamiche tradizionali. Quanto è importante essere attenti e non tralasciare opportunità come queste?

    R. Ogni brand si afferma, muta e interagisce con il proprio pubblico e con il resto del sistema culturale di riferimento indipendentemente dai canali pubblicitari classici. Anzi, credo che la “pubblicità”, intesa nel senso classico del termine, oggi abbia un impatto quasi irrilevante nella costruzione del valore culturale di una marca, soprattutto se si è una start-up e non si dispongono di grandi budget di comunicazione.

    D. Sulle confezioni di Real Shit campeggia la dicitura “Smell the difference” (annusa la differenza): perché la tua merda è migliore rispetto a quella degli altri?

    R. La nostra merda è migliore rispetto alle altre per 3 motivi:
    1 – Preleviamo direttamente il letame da allevamenti non industriali dove gli animali vivono una vita sana e dignitosa.
    2 – Lasciamo maturare il letame come si faceva una volta: 9 mesi di riposo in cumuli, almeno 7 ribaltamenti per controllare la temperatura.
    3 – Non secchiamo il letame attraverso l’utilizzo di forni ad aria calda, per questo il nostro letame contiene una carica di batteri buoni per il terreno ancora alta.

    D. Che rapporto hai con i social? Come li utilizzi per promuovere la tua attività?

    R. Credo che i social siano un canale di interazione molto importante. Al momento utilizziamo prevalentemente Facebook e Instagra,  ma potremmo far meglio!

    D. Ci sono stati dei libri che ti hanno ispirato e formato sia come professionista che come persona? Potresti consigliarceli?

    R. “Truth, Lies and Advertising”, Jon Steel.

    “Open”, A. Agassi

    “Il mattino dei maghi”, J. Bergier, L. Pauwels

    Grazie mille Federico per aver risposto a queste domande.

    Come hai potuto vedere saper vendere è essenziale per costruire storie di successo in ogni ambito; bastano un po’ di curiosità e di intraprendenza per far scattare quella che all’inizio potrebbe sembrarti un’idea di merda e che potrebbe invece rivelarsi una svolta inaspettata nella tua vita.

    Visita il sito Real Shit



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